A vent'anni ho iniziato a lavorare su me stesso. Non era un piano. Era un'urgenza personale, prima di tutto. Avevo molte domande senza risposta e nessuno intorno a me sembrava averle.
Da quel momento non mi sono più fermato.
Ho fatto della crescita personale un percorso continuo — letture, formazioni, terapia da paziente, ore di ascolto, ore di pratica su me stesso. Per qualche anno l'ho fatto senza pensare che potesse diventare un mestiere. Poi, intorno ai venticinque anni, ho capito che quello che cercavo di costruire dentro di me era esattamente quello che molte persone intorno a me stavano cercando di costruire — senza saperlo fino in fondo.
È stato allora che la crescita personale si è trasformata in professione.
Per quindici anni ho lavorato come coach, formatore e consulente. Ho seguito centinaia di persone individualmente, ho tenuto formazioni in aziende, ho costruito programmi di gruppo. Negli ultimi anni ho consolidato la parte clinica diventando anche psicologo — perché a un certo punto, sui casi più profondi, gli strumenti del coaching non bastavano.
La maggior parte delle persone non ha un problema. Ha un modello sbagliato del problema. E continua a cercare la soluzione nel posto dove il problema non è.
Nel 2018 ho incontrato Valerio Morello. Lui era nutrizionista, io coach e formatore esperto di psicologia comportamentale. Lui vedeva pazienti che dimagrivano e poi rimettevano tutto su. Io vedevo persone che facevano percorsi per anni senza che cambiasse il loro rapporto col cibo. Stavamo guardando lo stesso fenomeno da due lati diversi.
Abbiamo fondato Dieta Flessibile®. Oggi è il più grande programma italiano di psiconutrizione. Più di duecentocinquanta donne contemporaneamente in percorso, una squadra di nutrizionisti e di clinici, un metodo proprietario che funziona perché tiene insieme corpo e testa nello stesso movimento.
Là dentro faccio il lavoro che amo di più: scrivo i protocolli, formo il team, supervisiono i casi più complessi. È il mio laboratorio.
Ma c'è un altro pezzo del mio lavoro che ho protetto.
Continuo a vedere persone singolarmente. Donne con storie talmente complicate che vanno seguite a quattro mani. E imprenditori — questo è il pezzo che pochi sanno — che mi cercano perché hanno costruito qualcosa di importante e si sentono comunque sbagliati.
Sono lo stesso lavoro, fatto su due dolori diversi. E sono entrambi il motivo per cui, dopo vent'anni, faccio ancora questo.